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venerdì 12 giugno 2009

THE TRAWLERMAN'S SONG - Mark Knopfler

Ho provato a cercare qualche video degno..tra le tante cagate trovate su youtube (ma certa gente non si vergogna??!!).
Questo è ovviamente il migliore!!
Naturalmente Mark mi apre il cuore, come sempre. Godetevelo!





we’re taking on water
diesel and stores
laying up awhile 
before i’m back on board
they’re patching her up
to go fishing again
they’re welding her rudder
scrubbing her keel
scars on her belly 
need time to heal
in the dock
with the trawlermen

i know all the people
there’s nobody new
soon we’ll be leaving
with the same old crew
on the green water 
the tumbling sea 
they ain’t running 
like the good old days 
time’s just slipping 
down the old slipways
in the dock
so dear to me

dark is the night
i need a guiding light
to keep me 
from foundering
on the rocks
my only prayer
is just to see you there
at the end
of my wandering 
back in the dock 

i could use a layoff
getting my strength back
but there’s a loan to pay off 
and a few skipjack 
so it’s a turnaround 
back in the southerly wind
pirates coming in 
to steal our gold
you can count yourself lucky 
with a profit in the hold 
in the dock
when we come in

dark is the night
i need a guiding light
to keep me 
from foundering
on the rocks
my only prayer
is just to see you there 
at the end
of my wandering 
back in the dock 

venerdì 5 giugno 2009

Elizabeth Barrett Browning - How do I love thee?

Ripercorro quelle scale, un passo alla volta, ansiosa, emozionata, viva..i ricordi si mescolano alla fantasia, mi rapiscono, il percorso è buio, i gradini sono malmessi, ma non perdo la speranza..quadretti e disegni dappertutto, acquerello, matita, china, carboncino, pagine ingiallite, quasi avvilite..sole, misteriose, mute..sognanti e parlanti..
e mi fermo sul viso di Elizabeth, la scruto, la guardo e la ricordo, che tanto da bambina amavo e ammiravo, da cui tanto ho imparato della poesia romantica inglese..

ascoltate queste parole per tornare indietro nel tempo e lasciare la vera letteratura viva e incisa nel vostro cuore..






How do I love thee? Let me count the ways. I love thee to the depth and breadth and height My soul can reach, when feeling out of sight For the ends of being and ideal grace. I love thee to the level of every day's Most quiet need, by sun and candle-light. I love thee freely, as men strive for right. I love thee purely, as they turn from praise. I love thee with the passion put to use In my old griefs, and with my childhood's faith. I love thee with a love I seemed to lose With my lost saints. I love thee with the breath, Smiles, tears, of all my life; and, if God choose, I shall but love thee better after death.

sabato 9 maggio 2009

Autogrill - Francesco Guccini

Oggi sogno..e lo faccio con il mio adorato Guccio, sempre presente nella mia vita..
oggi sono sola e mi rilasso, penso, rifletto..vivo.
Ecco per voi questa splendida canzone, e per chi come me oggi ha voglia di malinconia..non triste, ma serena.







La ragazza dietro al banco mescolava birra chiara e Seven-up,
e il sorriso da fossette e denti era da pubblicità,
come i visi alle pareti di quel piccolo autogrill,
mentre i sogni miei segreti li rombavano via i TIR...

Bella, d' una sua bellezza acerba, bionda senza averne l' aria,
quasi triste, come i fiori e l' erba di scarpata ferroviaria,
il silenzio era scalfito solo dalle mie chimere
che tracciavo con un dito dentro ai cerchi del bicchiere...

Basso il sole all' orizzonte colorava la vetrina
e stampava lampi e impronte sulla pompa da benzina,
lei specchiò alla soda-fountain quel suo viso da bambina
ed io.... sentivo un' infelicità vicina...

Vergognandomi, ma solo un poco appena, misi un disco nel juke-box
per sentirmi quasi in una scena di un film vecchio della Fox,
ma per non gettarle in faccia qualche inutile cliché
picchiettavo un indù in latta di una scatola di té...

Ma nel gioco avrei dovuto dirle: "Senti, senti io ti vorrei parlare...",
poi prendendo la sua mano sopra al banco: "Non so come cominciare:
non la vedi, non la tocchi oggi la malinconia?
Non lasciamo che trabocchi: vieni, andiamo, andiamo via."

Terminò in un cigolio il mio disco d' atmosfera,
si sentì uno sgocciolio in quell' aria al neon e pesa,
sovrastò l' acciottolio quella mia frase sospesa,
"ed io... ", ma poi arrivò una coppia di sorpresa...

E in un attimo, ma come accade spesso, cambiò il volto d' ogni cosa,
cancellarono di colpo ogni riflesso le tendine in nylon rosa,
mi chiamò la strada bianca, "Quant'è?" chiesi, e la pagai,
le lasciai un nickel di mancia, presi il resto e me ne andai...

lunedì 30 marzo 2009

L'eleganza del riccio - Barbery Muriel


Solitamente non compro libri di primissima uscita, soprattutto se sono tra i primi 10 in vendita nei negozi. Non solo per il prezzo che mi pare esagerato (considerando quanto si intasca l'autore), ma anche perchè spesso la letteratura contemporanea..mi cade sotto i piedi.
L'eleganza del riccio mi è stato regalato. Ovviamente ero curiosa di leggerlo, perchè avevo letto la copertina e mi era parsa interessante. Ne è valsa la pena, e sicuramente è un libro che consiglio.

La storia è quella di una donna comune, il "riccio" appunto. Una donna che di mestiere fa la portinaia, ma di un condominio dove gli inquilini sono "gente molto importante".
Renè è il riccio, protagonista di questo romanzo, una donna grassa, brutta e goffa, che passa inosservata (se non per queste tre caratteristiche lampanti a tutti), che vive nella sua guardiola insieme a un gatto di nome Lev. Una donna intelligente e brillante, ricca di sentimenti, amore per l'arte, la letteratura, la filosofia, la cultura e ogni cosa che accresce anima e cervello.
Così, di nascosto da tutto e da tutti, accanto alla scrivania, nascosti da riviste che una portinaia normalmente dovrebbe leggere, ecco apparire libri di Tolstoji, di filosofia, di arte e cultura giapponese, di letteratura. E la sua vita? Cos'è? Una menzogna, un non voler apparire per quella che è per paura di essere scoperta, giudicata, non capita e forse amata..una donna forte ma fragile, ambigua e sensibilissima, che nelle sue riflessioni di estraneità del mondo fa sorridere e ci conforta..come le sue divagazioni sulle nobili donne e la loro scarsa conoscenza della grammatica..o i figli rampolli della Parigi-bene, che all'orizzonte hanno studio, lavoro, casa, famiglia programmata..per un futuro sicuro.
Una tristezza mista a rammarico per il non aver voluto cambiare la sua vita, ma velata di malinconia, di tenerezza e di compatimento sociale per il mondo, di dolcezza.
Renè è una donna che può dare tanto, ma dopo la morte del marito quel tanto è rimasto tutto chiuso dentro di lei, e si è trasformato in paura. Lei ha paura di mostrarsi, di vivere..e a volte anche di sognare! E poi c'è Paloma, una bambina di 12 anni, intelligente e che si sente diversa dalla sua famiglia, con la quale non riesce a condividere nulla..e che si butta nei suoi libri, nello studiare le persone, i suoi gatti, le abitudini dei condomini e via dicendo. Ma questo non basta, perchè lei ha deciso che il giorno del suo compleanno si ucciderà. 
Queste due figure femminili, in diversi anni ed esperienza d'età, vivono lo stesso dramma. La solitudine associata alla mancanza di condivisione..perchè se da una parte la collettività si è evoluta, dall'altra esclude coloro che si sentono e sono "diversi" perchè non corrispondono a uno stereotipo ben definito di cittadino..la portinaia deve essere ignorante, brutta e goffa, una bambina di 12 anni deve passare comunque inosservata altrimenti possiede disturbi psicologici che vanno assolutamente curati. Un uomo le farà incontrare, un uomo colto, intelligente, appassionante, che non bada all'apparenza delle cose, che vede al di là, che osserva i piccoli mutamenti interiori e li arricchisce come può. Un uomo che cambierà la storia di due vite così diverse, e anche della sua.
Il romanzo non è a lieto fine. Scontato? Non direi. Molto profondo se paragonato alla narrativa contemporanea, ci sono delle frasi che rimangono nel cuore, delle considerazioni interessanti e che fanno riflettere. Renè ha paura, e proprio mentre la sua paura sta svanendo, proprio mentre ha trovato quello che credeva non esistesse per lei nella vita, quando comincia a scoprire cosa significa condivisione, passione, amore, vita..muore. Renè muore, per un sogno o un incubo del passato che la travolge, la sconvolge, le fa chiudere gli occhi per sempre.
Ma la sua morte porterà un cambiamento in alcune persone, la sua assenza si farà notare nel cuore di chi, in qualche modo, anche se per poco tempo, l'ha amata e la ama ancora.
Trovo la scelta della bambina di non uccidersi alquanto banale, si capisce fin dall'inizio che non lo farà. Anche le sue riflessioni sono troppo profonde per una bambina così piccola, mancanza da parte dell'autrice di un'immedesimazione. Questo lo trovo lacunoso, forse perchè non amo molto le cose irreali. Ad ogni modo il messaggio è chiaro e se vogliamo geniale: la vita vale la pena di essere vissuta, qualunque essa sia, perchè ogni giorno che passa potrebbe essere tardi per farlo. 
Vi lascio qualche frase, sperando di farvi venire voglia di leggerlo..davvero, ne vale la pena!

"chi persegue eternità raccoglie solitudine"
"come fa l'ombra a brillare?Brilla, punto e basta!"
"la verità ama soprattutto la semplicità della verità"
"fatevi una sola amica ma sceglietela con cura"
"forse essere vivi è proprio questo: andare alla ricerca degli istanti che muoiono"
"bisogna che qualcosa finisca, bisogna che qualcosa cominci"
"alcune persone sono incapaci di cogliere l'essenza della vita e il soffio intrinseco in ciò che contemplano, e passano la loro esistenza a discutere sugli uomini come si trattasse di automi, e sulle cose come se fossero prive di anima e si esaurissero in ciò che di esse si può dire, sulla base di ispirazioni soggettive"
"l'Arte..quando dico Arte bisogna intenderci: non parlo dei capolavori dei maestri. Nemmeno Veermer mi fa amare la vita. E' sublime, ma è morto. No, io penso alla bellezza nel mondo, a ciò che può elevarci nel flusso della vita"
"toccai un libro per la prima volta. Avevo visto i più grandi della classe cercarvi all'interno tracce invisibili, come mossi dalla stessa forza e, sprofondando nel silenzio, attingere dalla carta morta qualcosa che sembrava vivo"
"potrebbe essere un'interessante esperienza fenomenologica indagare i motivi per cui alla coscienza di alcuni non appare ciò che invece appare alla coscienza di altri"
"chiaramente a lei non sarebbe mai venuto in mente che qualcuno potesse avere bisogno di silenzio. Non credo si renda conto di come il silenzio serva a penetrare dentro di sè, di come sia necessario a chi non si interessa unicamente al mondo esterno, perchè dentro di lei c'è caos e rumore come fuori, in strada"
"Sì, l'universo tende segretamente alla vacuità, le anime perdute rimpiangono la bellezza, l'insensatezza ci accerchia. Allora beviamo una tazza di tè. Scende il silenzio, fuori si ode il vento che soffia, le foglie autunnali stormiscono e volano via, il gatto dorme in una calda luce. E, a ogni sorso, il tempo si sublima"
"Come scorre la vita dunque? Giorno dopo giorno ci sforziamo con risolutezza di fare la nostra parte in questa commedia fantasma"
"e così divenni un'anima istruita che attinge dai segni scritti la forza di resistere alla sua natura"
"la nostra capacità di manipolare noi stessi perchè lo zoccolo delle nostre credenze non vacilli neanche un pò è un fenomeno affascinante"
"per chi beneficia dell'indugenza della vita, l'obbligo del rigore nella considerazione della bellezza non è negoziabile. La lingua, ricchezza dell'uomo, e i suoi usi, elaborazione della comunità sociale, sono opere sacre"
"quando sono angosciata mi ritiro nel mio rifugio. Non c'è nessun bisogno di viaggiare, mi basta raggiungere le sfere della mia memoria letteraria e il gioco è fatto. Quale distrazione più nobile, quale compagnia più amena, quale trance più deliziosa di quella letteraria?"
"quando le righe divengono demiurghe di se stesse, quando assisto, come un miracoloso insaputo, alla nascita su carta di frasi che sfuggono alla mia volontà e che si imprimono sul foglio mio malgrado, esse mi fanno conoscere quello che non sapevo nè credevo di volere, gioisco di questo parto indolore, di questa evidenza non calcolata, e del fatto che seguo senza fatica nè certezza, con la felicità delle meraviglie sincere, una penna che mi guida e mi porta. Allora accedo, nella piena padronanza di me stessa, a un oblio che confina con l'estasi e assaporo la beata quiete di una coscienza spettatrice"
"non vediamo mai al di là delle nostre certezze e, cosa ancora più grave, abbiamo rinunciato all'incontro, non facciamo che incontrare noi stessi in questi specchi perenni senza nemmeno riconoscerci. Se ci accorgessimo, se prendessimo coscienza del fatto che nell'altro guardiamo solo noi stessi, che siamo soli nel deserto, potremmo impazzire"
"io credo che la grammatica sia una via d'accesso alla bellezza"
"l'evocazione degli alberi, della loro maestosità indifferente e dell'amore che proviamo per loro da un lato ci insegna quanto siamo insignificanti, cattivi parassiti brulicanti sulla superficie terrestre, dall'altro invece quanto siamo degni di vivere, perchè siamo capaci di riconoscere una bellezza che non ci è debitrice"
"sprecare tanta energia per comprare in svendita dei foulard o dei guanti che, ciò nonostante, costano ancora quanto un Van Gogh è davvero stupefacente"
"non c'è niente di più spregevole del disprezzo dei ricchi per il desiderio dei poveri"
"adesso so quello che dobbiamo vivere prima di morire: posso dirvelo. Prima di morire, quello che dobbiamo vivere è una pioggia battente che si trasforma in luce"
"questa mattina capisco cosa significa morire: nel momento in cui scompariamo sono gli altri a morire per noi; questa mattina non ha più senso di ieri. Ma io non rivedrò più quelli che amo, e se morire è questo, hanno ragione a dire che è una tragedia"
"l'importante non è morire, ma cosa si fa nel momento in cui si muore"
"stasera, ripensandoci, mi dico che forse in fondo la vita è così: molta disperazione, ma anche qualche istante di bellezza dove il tempo non è più lo stesso. E' come se le note musicali creassero una specie di parentesi temporale, una sospensione, un altrove in questo luogo, un sempre nel mai"

venerdì 20 marzo 2009

Più lontana della luna - Paola Mastrocola

Un libro ambientato negli anni 70 a Stupinigi, vicino a Torino. Una ragazza di quindici anni, figlia di un operaio che lavora alla Fiat e di una verduraia che lavora al mercato, inizia a porsi le prime domande sulla vita e sull'amore. I suoi genitori decidono di non mandarla a scuola alle superiori e lei inizia a lavorare con la mamma. Un giorno a casa, arriva un venditore di enciclopedie, e le si aprirà un mondo! Inizierà a leggere e sfogliare il primo enorme tomo dell'enciclopedia e a scoprirlo. In questo modo si interesserà sempre di più alla poesia e all'amore provenzale di quei poeti che amavano donne lontane, senza nemmeno averle mai viste. Così decide di cercare anche lei un "amore da lontano", e scappa di casa. Tornerà, dopo un vano tentativo, rendendosi conto di quello che sarebbe stato senza i suoi genitori. Per poi riprendere questa decisione definitiva una volta cresciuta un pò di più. Così, poichè loro vivevano in una scuderia dei Savoia, prende il cavallo del padre e si incammina in un lungo viaggio alla scoperta di se stessa, vivendo un pò qua e un pò là, cambiando ogni concezione di vita.
Il romanzo è molto più profondo di quello che sembra. Infatti l'autrice vuole sottolineare il piacere e l'interesse per la letteratura e la poesia della vita, ma soprattutto l'inadeguatezza di questa ragazza, cresciuta in una famiglia dove non si sente capita e non lo sarà mai.
Il padre vorrebbe che lei si sposasse e gli facesse qualche bel nipotino, l'aspettativa per la sua vita creativa è inesistente per i suoi genitori, che vedono la ricchezza nel denaro, vedono un futuro per la figlia solamente nelle possibilità economiche, sognano che lei sposi un bell'impiegato statale, magari alla Fiat, che la mantenga e le dia una casa e una famiglia sicure. Sognano una vita forse normale, ma lei vuole qualcosa di più. Quello che può fare a casa è soltanto modellare le sue creazioni con il pongo, ma questo lo fa da quando era piccola e non se ne spiega il perchè. E' il suo modo per rilassarsi, per distrarsi, per sentirsi VIVA. L'amore? La famiglia? Non ci pensa neanche da lontano, perchè in realtà il suo amore e la sua famiglia sono una cosa più lontana di lei, che arriverà a scoprire soltanto alla maturità della sua gioventù.
Mi trattengo nel dire e raccontare il suo sogno che si realizza, lontano da casa, dalla Fiat, dal mercato e da giovanotti laureati. Sola, finalmente, come desiderava, sola con le sue creazioni interiori e non, sola con il suo animo, la sua vita, la sua speranza, la sua FELICITA'. Perchè nella vita si può essere felici anche essendo soli. Con un amore da lontano o l'idea di esso.

Il libraio di Selinunte - Roberto Vecchioni

Selinunte è una piccola cittadina semplice, ma anche bigotta. Gli abitanti infatti sono persone alla mano ma anche con una mentalità chiusa, poco inclini alla "diversità", qualunque tipo sia.
Nicolino è un ragazzino di 12 anni, affascinato dalla lettura e dalla poesia. Ma non è mai arrivato a scoprire dentro di sè questa splendida diversità. Un bel giorno in città arriva un libraio, ma non un libraio che vende libri, uno che LI LEGGE! E solo questo basta a suscitare scalpore tra la gente. Inoltre questo libraio è molto brutto, un nanetto gobbo e spaventoso.
Nicolino ne è però attratto, lui non lo rifugge come la gente del paese e non lo prende in giro come i suoi amici. Lui SENTE. E quest'empatia surreale lo conquista e lo spinge ad entrare senza farsi vedere nella bellissima biblioteca, a nascondersi dietro una pila di libri e ad asoltare. E ascolta per la prima volta in vita sua LA POESIA! Il libraio legge infatti rapito, non per gli altri, ma per se stesso, per la lettura e l'amore, per la sete di conoscenza e quindi di vita. Nicolino scoprirà così la sua vera vocazione, in una traduzione scritta dei suoi sentimenti, gli si aprirà un mondo fatato e magico, dove la poesia si fa beltà, concreta e beffeggiante dell'altrui stupidità.
E il libraio legge, giorno dopo giorno, e legge Shakespeare, legge Tolstoj, Pessoa, Manzoni, Saffo, Leopardi, Dante, Rimbaud, Proust, Dostoevskij e Borges! E Nicolino scopre dentro di sè la sua prima vera felicità.
Quando torna a casa non si sente capito, soprattutto dal padre, ma la felicità è in agguato e ogni sera lo porterà là. Finchè Nicolino cresce e il libraio non leggerà più per lui. Finchè il paese non si trasformerà in un luogo muto e silenzioso, dove gli abitanti non possono più comunicare perdendo l'uso della parola. Solo Nicolino, che avrà fatto tesoro nella sua anima dell'importanza di una pienezza interiore (intesa come cultura), potrà farlo, con dolcezza e amore. E lo farà proprio con la sua ragazza, per non disperdere quello che il mondo ancora non sente, quello di cui non è pronto, ma per cui bisogna lottare all'infinito, per quando arriverà il momento.
Una favola meravigliosa!!!!

lunedì 16 marzo 2009

Mio marito - Dacia Maraini


Un libro che ho letto tutto d'un fiato. Racconti di vita, di morte, totalmente realistici e colmi di vita. La prima edizione del 1968..è ancora perfettamente attuale, intrisa di similitudini con la vita di oggi fino all'orlo.
Dacia non mi stupisce più, mi conquista in ogni suo libro e sfaccettatura.
Dodici racconti che aprono il cuore e come sempre, fanno riflettere.
Le mani, racconto di una donna che non sa e non trova quello che vuole, o che forse lo sa ma che non lo può ottenere..e non può far altro che rassegnarsi al proprio destino.
Mio marito, la storia di una donna completamente sottomessa a un uomo pazzo e sicuro di sè, sia come persona che come essere pensante.
Il dolore sciupa, una vicenda di due donne diverse e sole, che non sanno dove sbattere la testa se non consigliandosi la vita come meglio credono..in modo frivolo e stupido.
Le lenzuola di lino, altro racconto di donna sottomessa al proprio marito e alla sua giovane amante. Ma finchè gli altri non sanno, nulla è reale, nulla è vero.
Marco, attualissima storia di un ragazzo universitario, depresso, solo, che si sente inutile, ma anche di una compagna che non riesce a stargli vicino e ad aiutarlo.
L'albero di Platone, la storia inquietante di una ragazza che perde il compagno e non ricorda quando e come è successo..ma è tutto invece scritto nella sua testa.
Maria, la storia di una coppia di donne infelici, incapaci di comunicare, che si vogliono bene ma sono troppo immature per comprendersi.
Madre e figlio, la storia di un uomo-bambino trattato come un bambino dalla madre, che un giorno muore..e trattato come un bambino da una donna, che un giorno sposa.
E infine il mio preferito..il letargo. Quì Dacia si supera..descrive l'interiorità di una donna insoddisfatta e infelice, profondamente, in modo tenero, dolce, delicato e prorompente.
Un racconto che mi ha aperto il cuore, mi è entrato dentro come solo lei, la Maraini, sa fare.
Eccovene qualche passo:
"fino a pochi mesi fa mi paragonavo a una lumaca senza guscio. Infatti io strisciavo sulle cose, ferendomi ad ogni movimento, senza riuscire a sollevarmi su di esse. Della lumaca senza guscio avevo i movimenti lenti e orizzontali, il corpo allungato e goffo, inespressivo. In più ero come scorticata. Quello che strisciava e urtava e si intrideva delle cose, non era un corpo ben levigato e scivoloso, ma un corpo senza pelle, dalla carne scoperta e dolorante. Per questo io soffrivo e mi aggiravo ciecamente e ottusamente alla ricerca di un riparo senza mai trovarlo"..
Spero di avervi trasmesso la voglia di leggere questo stupendo libro, che lascia qualcosa dentro, la voglia e la tenerezza di sentire la vita, ancora una volta, degna di essere vissuta.

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